La protesi di anca a doppia mobilità aumenta la stabilità

Protesi d'anca a doppia mobilità: massima stabilità e movimento
La protesi totale d'anca è uno degli interventi più efficaci della medicina moderna, capace di eliminare il dolore e restituire la mobilità. Tuttavia, nonostante l'alto tasso di successo, esiste una complicanza temibile: la lussazione, ovvero la fuoriuscita della testa femorale dall'acetabolo.
Perché una protesi può lussarsi?
A differenza di un'anca naturale, protetta da una capsula robusta e dalla sensibilità propriocettiva, la protesi metallica non "avvisa" il paziente quando sta compiendo un movimento fuori misura. Il rischio è maggiore in presenza di determinati fattori:
- Età superiore ai 70 anni.
- Patologie neurologiche o distrofie muscolari.
- Interventi di revisione protesica (sostituzione di una vecchia protesi).

Radiografia che mostra la perdita di contatto tra le componenti protesiche.
La rivoluzione della Doppia Mobilità
Sviluppata originariamente dal Prof. Gilles Bousquet nel 1974, la protesi a doppia mobilità (o tripolare) nasce per risolvere un dilemma: come avere una testa piccola (per ridurre l'usura) ma allo stesso tempo una testa grande (per evitare la lussazione)?
Come funziona?
Il sistema si basa su due articolazioni distinte che lavorano in sequenza:
- Prima articolazione: Una testina metallica piccola ruota all'interno di una testa più grande in polietilene.
- Seconda articolazione: La testa di polietilene, a sua volta, ruota all'interno della coppa metallica fissata all'osso (acetabolo).
Questo design aumenta significativamente il ROM (Range of Motion), ovvero l'arco di movimento consentito, riducendo drasticamente il rischio che il collo della protesi urti contro il bordo della coppa, provocando la fuoriuscita.

Lo schema evidenzia la maggiore libertà di movimento prima dell'impatto meccanico.
Indicazioni e Limiti
Attualmente, la protesi a doppia mobilità è la scelta d'elezione per i pazienti ad alto rischio di lussazione o nei casi di frattura del collo del femore in pazienti anziani. Sebbene i risultati siano eccellenti, per i pazienti molto giovani (sotto i 60 anni) si tende ancora a preferire sistemi standard, in attesa di studi a lunghissimo termine sulla durata dei materiali plastici in configurazione doppia.
Dott. Giuseppe Fanzone
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