I ferri ortopedici nelle ossa rotte

Mezzi di sintesi: cosa sono i "ferri" nelle ossa?
Oggi le fratture vengono trattate chirurgicamente molto più spesso rispetto al passato. Se un tempo il "gold standard" era il gesso o la trazione, il progresso tecnologico e anestesiologico ha reso l'osteosintesi (l'unione chirurgica dei frammenti ossei) la scelta preferenziale per ottenere risultati funzionali precoci e precisi.
Ma cosa sono esattamente i "ferri" che l'ortopedico inserisce? Ecco un vademecum sui principali mezzi di fissazione ossea.
Tipologie di Mezzi di Sintesi
1. Fili Metallici (Fili di Kirschner)
Inventati da Martin Kirschner, questi sottili fili (o "K-wire") sono strumenti versatili e poco invasivi. Vengono inseriti con un trapano chirurgico per fissare piccoli frammenti o per stabilizzare temporaneamente una frattura in attesa di una sintesi definitiva. Sono economici e facili da rimuovere una volta avvenuta la guarigione.
2. Viti da Osso
Simili a quelle da falegnameria ma realizzate in materiali biocompatibili (acciaio inox, titanio o materiali riassorbibili). Possono essere cannulate (cave all'interno per scorrere su un filo guida) o a passo variabile (come la vite di Herbert) per comprimere i frammenti tra loro e favorire il callo osseo.
3. Placche Ortopediche
Sono vere e proprie "stecche" metalliche forate che vengono avvitate sulla superficie dell'osso. Le versioni più moderne, dette a stabilità angolare, permettono alla vite di bloccarsi direttamente sulla placca, creando un sistema estremamente solido anche in ossa fragili o osteoporotiche.
4. Chiodi Endomidollari
Sono cilindri metallici inseriti all'interno del canale midollare delle ossa lunghe (femore, tibia, omero). Agendo dall'interno dell'osso come un "perno" centrale, permettono un carico precoce. Nelle fratture dell'anca, l'uso del chiodo ha rivoluzionato i tempi di recupero degli anziani.
5. Fissatori Esterni
Immaginate un "ponteggio" esterno collegato all'osso tramite fiche (grossi perni). Si usano nelle fratture esposte o particolarmente complesse dove non è possibile agire internamente. Possono essere assiali, circolari o ibridi.

Esempi di placche, viti e fili utilizzati comunemente in chirurgia ortopedica.
Quando la sintesi non basta: la Protesi
Se la frattura coinvolge un'articolazione in modo così grave da renderla irriparabile, l'ortopedico può optare per la sostituzione protesica. In questo caso, le parti rotte vengono rimosse e sostituite con componenti in metallo e polietilene.
Dott. Giuseppe Fanzone
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