Omeopatia e fitofarmaci: diversità a confronto

Omeopatia: cos'è e perché differisce dalla fitoterapia

Spesso, anche tra gli addetti ai lavori, si tende a fare confusione tra omeopatia e rimedi naturali di tipo fitoterapico. Tuttavia, si tratta di mondi basati su paradigmi scientifici e produttivi completamente diversi. Mentre la fitoterapia medica si basa sulla presenza misurabile di principi attivi complessi, l'omeopatia segue logiche di diluizione e dinamizzazione uniche.

I pilastri del rimedio omeopatico

Samuel Hahnemann, alla fine del XVIII secolo, definì i principi cardine di questa disciplina:

  1. Legge dei simili (Similia similibus curantur): una sostanza che provoca determinati sintomi in un individuo sano può curare quegli stessi sintomi in un individuo malato.
  2. Diluizione infinitesimale: il ceppo originario viene diluito ripetutamente per ridurne la tossicità.
  3. Dinamizzazione (Succussione): ad ogni passaggio di diluizione, il preparato viene agitato energicamente (almeno 100 volte in senso verticale). Senza questo passaggio, per l'omeopatia, il rimedio non ha efficacia.

Metodi di preparazione e diluizioni

Le preparazioni partono dai "ceppi" (vegetali, animali o minerali). Le scale più comuni sono:

  • Centesimali Hahnemanniane (CH): 1 parte di sostanza in 99 di solvente.
  • Decimali (DH): 1 parte di sostanza in 9 di solvente.
  • Korsakoviane (K): metodo a flacone unico, basato sul residuo che rimane sulle pareti del contenitore.
granuli omeopatici

Granuli e globuli: le forme farmaceutiche più comuni, composte da saccarosio e lattosio impregnati.

Dall'omeopatia alla Low Dose Medicine

L'evoluzione moderna dell'omeopatia ha portato alla Omotossicologia (di Reckeweg) e alla più recente Medicina Fisiologica di Regolazione (PRM).

Queste discipline utilizzano dosaggi bassi (low dose) di molecole biologiche come ormoni, citochine e neuropeptidi, attivati tramite dinamizzazione, per inviare "istruzioni" corrette alle cellule. A differenza dell'omeopatia unicista, queste pratiche utilizzano spesso complessi di più sostanze per agire su sistemi biologici integrati.

Il dibattito scientifico: la memoria dell'acqua

La critica principale rivolta all'omeopatia riguarda il Numero di Avogadro: oltre la 12CH, è statisticamente improbabile che rimanga anche una sola molecola del ceppo originale. I sostenitori ipotizzano la "memoria dell'acqua", ovvero la capacità del solvente di mantenere un'informazione elettromagnetica della sostanza originale tramite la formazione di clusters molecolari.

È fondamentale distinguere questi preparati dai bioenhancers o dai fitoterapici standardizzati, dove l'effetto è legato alla concentrazione chimica del principio attivo e non a proprietà biofisiche del solvente.

Dott. Giovanni Ferrigno

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