close
Il dolore alla rotula da condropatia

Il dolore alla rotula da condropatia

Ginocchia-di-donna

Il dolore alla rotula

Nella maggioranza dei casi sarà dovuto ad una condropatia o alla condromalacia che sono una patologia di tipo degenerativo che colpisce la cartilagine del ginocchio.

La cartilagine risulta alterata e rovinata sia a causa di fattori metabolici o da traumi o da sovraccarico, spesso tutto questo coesiste nello stesso paziente. I fattori metabolici causa di malattia della cartilagine possono essere corretti anche con prodotti naturali, fitofarmaci ed integratori per la cartilagine.

La condromalacia rotulea

La condromalacia della cartilagine della rotula è una sofferenza di tipo condrale (a carico della cartilagine) che colpisce la cartilagine della rotula, spesso contemporaneamente ad entrambe le ginocchia.

La sofferenza alla cartilagine della rotula è una patologia di cui soffrono di più adolescenti, giovani adulti e chi corre o pratica sport come calcio e basket.

  • Cause di dolore al ginocchio: La condropatia rotulea con la sofferenza della cartilagine conseguente può non avere una causa riconoscibile (idiopatica) o essere conseguenza di traumi, debolezza del muscolo quadricipite o alterazioni della rotula stessa
  • Diagnosi di sofferenza della cartilagine al ginocchio: può essere validamente fatta, anche solo dal punto di vista clinico, con una visita ortopedica o fisiatrica. La certezza si ottiene con un esame in artroscopia. Alla Risonanza magnetica risulta piuttosto facilmente individuabile.
  • Risoluzione della malattia da condropatia: è in genere spontanea. Il trattamento in genere è mirato a dare sollievo dal sintomo dolore. Nei casi di malformazioni della rotula o di alterazione dell’allineamento della rotula si può pensare ad un intervento chirurgico.

La gravità della condropatia viene indicata in gradi

Come in altri settori della medicina, per rendere omogenea la descrizione delle patologie, anche nel caso della condromalacia si usa classificare la lesione in gradi di gravità crescente.

La classificazione di Outerbridge

La classificazione di Outerbridge per il danno cartilagineo prevede la suddivisione della lesione in 4 gradi, dal 1° che è il più lieve al 4°che è il più grave.

classificazione-Outerbridge
Classificazione di Outerbridge dei difetti cartilaginei
  1. Grado I di Outerbridge: Rammollimento e rigonfiamento
  2. Grado II di Outerbridge: Frammentazione e fissurazione <1,5 cm
    La cartilagine da liscia che era comincia a fissurare, se queste irregolarità sono inferiori a 1,5 cm siamo ancora al grado 2 di condropatia.
  3. Grado III di Outerbridge: Frammentazione e fissurazione >1,5 cm
    Le lesioni sono vaste e tendono a confluire.
  4. Grado IVdi Outerbridge: Erosione fino all’osso subcondrale
    Completa scomparsa della cartilagine articolare e l’osso sotto la cartilagine risulta evidentemente esposto.

Bibliografia sulla condromalacia:

Outerbridge RE. The etiology of chondromalacia patellae. 1961 Clin Orthop Relat Res. 2001 Aug;(389):5-8.

Questo articolo non deve essere interpretato come consulenza medica o parere medico relativamente a fatti o circostanze specifiche. Per quanto riguarda la vostra personale situazione e risposta a domande specifiche siete invitati a consultare un professionista Medico.

Aggiornato al: 29 maggio 2015

Dr. Giuseppe Fanzone

Dr. Giuseppe Fanzone

Mi chiamo Giuseppe Fanzone. Nato a Mazzarino nel 1967, al termine di una carriera scolastica irreprensibile, mi sono laureato in Medicina e Chirurgia, magna cum laude, nel luglio del 1991, all’Università di Catania. Iniziata prestissimo l’attività lavorativa, sono riuscito comunque a conciliarla con la vita familiare arricchita dalla nascita di tre splendidi figli. Ho ottenuto il titolo di specialista in Ortopedia e Traumatologia presso l’Università Campus Biomedico di Roma. Sono iscritto all’Ordine dei Medici della provincia di Caltanissetta. Sono diventato un Ortopedico “On Line” quasi per caso ma, questa condizione, ha finito per piacermi! Attualmente lavoro come Medico Ortopedico nella UOC di Ortopedia e Traumatologia dell’ Ospedale Umberto I di Enna dopo avere lavorato nell'altro ospedale della ASP di Enna Il Michele Chiello di Piazza Armerina.
cervicalgia

Evitiamo il divano per non avere male al collo

Dalla galenica alla fito-galenica

2 Comments

  1. Egr. Dottor Fanzone,
    ho 37 anni, peso 76 kg, alto 1,70 (leggero sovrappeso…), a seguito di continui scicchiolii al ginocchio dx e altalenanti “pop” nell’inginocchiarmi, fino a un vero e proprio blocco articolare, ho eseguito RM con il seguente risultato:
    Non alterazioni diffuse o focali di segnale a provenienza del midollo osseo endospugnoso. Regolari i legamenti collaterali ed i legamenti crociati con film liquido che appare circondare il legamento crociato anteriore. Il menisco mediale presenta lungo tutto il suo decorso diffusa alterazione di segnale con aspetto degenerativo e presenza a livello del corno posteriore di grossolana rima di fissurazione che appare giungere fino a livello del corno anteriore in quadro di rottura parziale. Non alterazioni a carico del menisco esterno. Non evidenti lesioni osteocondrali. La rotula appare in asse con profilo cartilagineo conservato. Presente cisti sinoviale a livello popliteo tra semimembranoso e semitendinoso estesa cranio-caudalmente per circa 8 cm ed in comunicazione con il compartimento articolare mediale. Film liquido a livello del pivot centrale e nel recesso sovrarotuleo con infiltrazione edematosa della tessuto adiposo di Hoffa. Presenza di entesopatia inserzionale a livella della tibia del tendine sottorotuleo. Edema dei tessuti molli sottocutanei anterotibiali.
    Mi è stata consigliata ed effettuata un’artroscopia (15 genneaio 2016) per rottura inveterata a manico di secchio del menisco interno con asportazione di cartilagine semilunare del ginocchio. Intervento riuscito alla perfezione, 7 gg di stampelle ed esercizi riabilitativi da eseguire a casa + leggere camminate e cyclette. Tutto sembrava procedere tranquillamente ma nell’atto dell’inginocchiarmi non riesco ancora ad arrivare a fine corsa, cosa che invece riesco a ginocchio sollevato: sento tirare sia anteriormente che posteriormente all’articolazione operata, oltre ad una sensazione di bruciore costante che si accentua a fine giornata o nella guida dell’auto ad “entrambe” le ginocchia, un senso di costrizzione e sofferenza come se le avessi strette in una pressa, la salita e discesa delle scale saltuariamente è faticosa e dolorosa. Su consiglio del fisioterapista e del mio medico curante, prima di ricontattare il chirurgo-ortopedico, ho rieseguito una RM di controllo al ginocchio destro operato con il seguente esito : non versamento significativo articolare. Rotula di normale morfologia ben posizionata nella gola con regolare spessore di cartilagini femoropatellari. Esiti di morbo Osgood-Schlatter con ispessimento inserzionale del tendine rotuleo e piccoli nuclei ossei in corrispondenza della tuberosità tibiale anteriore. Segnale osseo midollare regolare. Non alterazioni al tendine rotuleo, ai legamenti collaterali e crociati e al menisco laterale. Il menisco mediale è assottigliato e pluri discontinuato nel corno posteriore. Sofferenza condrale nel comparto mediale con iniziale sclerosi di contrapposte superfici ossee subcondrali, Cisti del gastrocnemio-semimembranoso mediale comunicante con diametri assiali di circa 15 mm.
    Mentre l’esito della RM al ginocchio sinistro è la seguente : Non lesioni ossee a focolaio. Menisco mediale nei limiti di spessore, a struttura disomogenea per la presenza di stria di alterato segnale a decorso obliquo a carico del corno posteriore, come da lesione. Menisco laterale nei limiti per spessore e struttura. Nella norma i legamenti crociato anteriore, posteriore e collaterali. Ispessita qualche lesione sinoviale del cuscinetto adiposo di Hoffa. Nella norma i tendini quadricipiti e rotuleo. Discreta riduzione di spessore delle cartilagini articolari femoro-tibiali, da segni di condromalacia di 3° grado al comparto mediale e di 2°-3° al comparto laterale. Accenno alla laterodeviazione della rotula, con segni di iperpressione laterale. Conservato lo spessore della cartilagine articolare femoro-rotulea. Fisiologica presenza di liquido intrarticolare. Presenza di cisti di Baker posteriore, comunicante, con estensione craniocaudale di circa 56 mm, sepimentata.
    Ho fatto visionare i referti prima al medico di famiglia che mi ha assicurato almeno un nuovo intervento di artroscopia al ginocchio sinistro cosa invece, assolutamente esclusa dall’ortopedico-chirurgo che mi aveva già operato. Alla visita di controllo mi ha “liquidato” con la seguente frase:”L’intervento è riuscito alla perfezione, le RM non sono sempre affidabili al 100%, le ginocchia le piega regolarmente e questi non sono problemi risolvibili chirurgicamente, continui con la fisioterapia e con il rinforzo dei muscoli quadricipiti”.
    Io onestamente, come il mio medico curante, abbiamo trovato molte analogie tra la RM riferita al ginocchio operato e quello non operato, perchè non operare anche il ginocchio sinistro almeno per salvare il menisco lesionato? E per le altre patologie riscontrate : condromalacia e morbo Osgood-Schlatter cosa posso fare, fisioterapia e rinforzo come consigliatomi? Infiltrazioni? Io onestamente più esercizio faccio e più mi sento sofferente e affaticato, mi può consigliare?
    Grazie e scusi per essere stato così prolisso.

    1. Confesso che anche a me non pare da operare. Insisterei con la fisioterapia. Per inciso con l’artroscopia il menisco non viene “salvato” ma rimosso, anche se parzialmente, il più delle volte.

Leave a Response