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Ginocchio: fratture da avulsione della apofisi tibiale

Ginocchio: fratture da avulsione della apofisi tibiale

10 Febbraio 2012osgood schlatter10676Views33Comments
sport e trauma

Distacco misto epifisario

Un caso di avulsione della apofisi tibiale in un giovane sportivo di sesso maschile, con le immagini relative al trauma, all’intervento ed alla avvenuta guarigione.

Generalità sulle fratture da avulsione:

Le fratture da avulsione della apofisi tibiale sono fratture tipiche dell’età adolescenziale.  Alla stregua che negli adulti il ginocchio dei pazienti pediatrici è soggetto all’insorgenza di patologie traumatiche fratturative.

Alcuni tipi di frattura sono specifici, perché connessi alla presenza dei nuclei di ossificazione cartilaginei.

La frattura dell’apofisi tibiale si verifica in giovani atleti impegnati in discipline che prevedono il salto o la corsa (calcio, pallavolo, basket), in tal senso possono essere considerati traumi da sport. In parte possono essere prevenuti, in molti casi una sintomatologia dolorosa, associata o meno a morbo di Osgood Schlatter hanno preceduto la lesione fratturativa.

Sono lesioni, in generale,  considerate piuttosto rare, alcuni autori riportano una percentuale inferiore al 3% di tutte le lesioni epifisarie e inferiore all’1% delle lesioni metafisarie.

Classificazione delle fratture metafisarie nel bambino:

In generale la classificazione delle fratture nel bambino si avvale di vari sistemi, dato che diversi ortopedici si sono in tal senso cimentati (Weber, Polland, Ogden …). La classificazione più utilizzata in generale rimane quella di Salter e Harris. Nel caso specifico della fratture della apofisi tibiale la maggior parte degli studi si avvale della classificazione di Ogden.

Classificazione delle fratture da avulsione del tubercolo tibiale secondo Ogden

Classificazione delle fratture da avulsione del tubercolo tibiale secondo Ogden

  • Tipo 1A     La linea di frattura decorre lungo il centro di ossificazione dell’epifisi e del tubercolo senza provocare spostamenti.
  • Tipo 1B     Linea di frattura come per le 1A ma con comminuzione
  • Tipo 2A    La linea di frattura decorre attraverso la giunzione tra il nucleo di ossificazione del tubercolo e dell’epifisi prossimale di tibia
  • Tipo 2B    Linea di frattura come 1B ma con comminuzione
  • Tipo 3A    La linea di frattura si estende all’articolazione con scomposizione ed interruzione della linea articolare
  • Tipo 3B    Linea di frattura come la 3A ma con comminuzione
  • Tipo 4 (*) Linea di frattura che attraversa l’intera linea metafisaria con scomposizione parziale dei frammenti
  • Tipo 5 (*) Come per il tipo 4 ma con frammento epifisario o diafisario posteriore.

(*) non nella classificazione originale di Ogden, aggiunta da alcuni autori in seguito alle acquisizioni radiografiche con TC ed RNM.

Trattamento dei distacchi misti

La maggior parte degli autori raccomanda una riduzione aperta con fissazione interna (ORIF). Sono comunque descritti  casi di riduzione chiusa con fissazione interna (CRIF).

Rimane una questione aperta se deve essere eseguita o meno la rimozione dei mezzi di sintesi.

Una acquisizione TC risulta utile nei casi che si presentano più complessi con evoluzione posteriore della rima di frattura. Un trattamento appropriato, seguito da una rapida ripresa funzionale ed da una veloce riabilitazione possono portare con buona certezza ad una completa ripresa funzionale.

Bibliografia:

  1. Abalo, KG Akakpo-numado,A Dossim, A Walla, K Gnassingbe, AH Tekou “Avulsion fractures of the tibial tubercle” Journal of Orthopaedic Surgery 2008;16(3):308-11
  2. J Child Orthop. 2008 October; 2(5): 353–356.Published online 2008 September 6. doi:  10.1007/s11832-008-0126-9 Acute tibial tubercle avulsion fractures in children: selective use of the closed reduction and internal fixation method.

Caso Clinico:

Giovane di sesso maschile, lesione durante attività sportiva. In questo caso i mezzi di sintesi sono stati rimossi.

La ripresa della funzione è stata totale nell’arco di 3 mesi, con ripresa anche della attività sportiva.

Tutti i casi presentati in questo sito sono sono stati personalmente seguiti dal dott. Giuseppe Fanzone in Ospedale a Piazza Armerina Enna UOC di Ortopedia e Traumatologia.

Questo articolo non deve essere interpretato come consulenza medica o parere medico relativamente a fatti o circostanze specifiche. Per quanto riguarda la vostra personale situazione e risposta a domande specifiche siete invitati a consultare un professionista Medico. L’uso delle informazioni reperite su questo sito deve rispettare i termini e le condizioni d’uso.


Dott. Giuseppe Fanzone

Pubblicato il 10 febbraio 2012
Ultimo aggiornamento:  17 gennaio 2017
Dr. Giuseppe Fanzone

Dr. Giuseppe Fanzone

Mi chiamo Giuseppe Fanzone. Nato a Mazzarino nel 1967, al termine di una carriera scolastica irreprensibile, mi sono laureato in Medicina e Chirurgia, magna cum laude, nel luglio del 1991, all’Università di Catania. Iniziata prestissimo l’attività lavorativa, sono riuscito comunque a conciliarla con la vita familiare arricchita dalla nascita di tre splendidi figli. Ho ottenuto il titolo di specialista in Ortopedia e Traumatologia presso l’Università Campus Biomedico di Roma. Sono iscritto all’Ordine dei Medici della provincia di Caltanissetta. Sono diventato un Ortopedico “On Line” quasi per caso ma, questa condizione, ha finito per piacermi! Attualmente lavoro come Medico Ortopedico nella UOC di Ortopedia e Traumatologia dell’ Ospedale Umberto I di Enna dopo avere lavorato nell'altro ospedale della ASP di Enna Il Michele Chiello di Piazza Armerina.

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34 Comments

  1. Caro Dr. Giuseppe Fanzone mi chiamo lorenzo e ho tredici anni, da circa un’anno ho questo morbo, praticavo calcio e karate ad alti livelli. I miei istruttori mi hanno consigliato di andare subito da un buon fisioterapista, dove di li a poco mi ha fatto eseguire 10 cure di magnetoterapia, e mi ha detto che potevo tranquillamente continuare a svolgere la mia attività. Qualche mese più tardi sentii ancora forti dolori anche se il ginocchio si era “sgonfiato” , decisi allora di cambiare fisioterapista e suggerito dalla mia professoressa di educazione motoria andai daqust’altro che mi disse che avevo sbagliato a ricominciare con l’attività fisica, e di aspettare ancora per cinque mesi non sforzando il ginocchio in nessun tipo di attivià.
    Ormai sono passati cinque mesi e non sento quasi più nulla , le mie domande sono:
    1- Possono ricominciare l’attivita fisica ( calcio) solamente corricchiando
    2- Mi potrebbero aiutare quei cinturi che si mettono sotto la rotula.

    In attesa di una sua risposta le porgo i miei più cari saluti.

    GRAZIE

    1. Si può fare ciò che non determina dolore. Il dolore infatti non sempre è un nemico, in casi come questo è anche un campanello di allarme che avvisa se si sta esagerando. I tutori, “cinturi”, non servono a molto, non li consiglio.

  2. Salve. Mi chiamo Michele e sono un ragazzo di 18 anni affetto da sindrome di osgood schlatter. I primi sintomi si sono verificati nel mese di ottobre del 2006. In quel periodo praticavo arti marziali. Dopo una notte molto dolorosa, sono andato al pronto soccorso in quanto non riuscivo quasi più a camminare e mi hanno diagnosticato questa malattia. La terapia è stata, come lei sa bene, riposo assoluto, ghiaccio e antinfiammatori. A seguito il dolore è diventato meno forte ma non è passato del tutto. Nel luglio del 2008 un ortopedico visto il dolore, mi fece stare a risposo un mese con la gamba interamente gessata. Nonostante tutto ciò il problema persiste a distanza di quasi 7 anni e nonostante io abbia raggiunto quasi o totalmente la fine dello sviluppo. Il dolore ora si fa sentire quando mi inginocchio e durante e dopo l’attività fisica. Il problema è che per l’anno prossimo vorrei tentare il concorso all’Accademia militare di Modena. Solo che con questo problema molto probabilmente verrò scartato all’instante. La prego di consigliarmi. C’è magari la possibilità di effettuare un intervento chirurgico? Grazie mille. Aspetto una sua risposta.

    1. Per l’idoneità al servizio militare non dovrebbero esserci problemi. Il dolore e la deformità possono avere trattamenti alternativi. Per il dolore si dovrebbe prima provare ad eseguire trattamenti come le onde d’urto o le infiltrazioni di PRp. La deformità potrà esere trattata chirurgicamente, così come chirurgicamente possono essere trattati i casi refrattari ad un trattamento non cruento (chirurgico). Aspetterei con certezza la fine dell’accrescimento.

  3. Salve dott FAnzone sono una mamm preoccupata x la salute di mio figlio di 15 anni , da qualche anno soffre di dolori ad intermittenza al ginocchi sinistro ora abbiamo fatto una radiografia e nell’esito c’e scritto: Aspetto frammento Dell’apofisi tibiale anteriore del ginocchio sinistro come da sequele di m. Du osgood schlatter. Devo precisare che mio figlio e un atleta e gioca tanto a calcio

    1. La Osgood Schlatter è una sindrome terribile. Non certo nel senso della gravità della patologia, ma per il fatto che si presenta in ragazzini che vogliono solo correre e giocare (giustamente) e purtroppo l’unico modo di trattarla efficacemente è consigliare il riposo. Magari nel caso di suo figlio potrebbe ridurre un pochetto gli allenamenti.

  4. Gentile Dr. Giuseppe Fanzone, mi chiamo Mattia e ho ormai 27 anni. A 12 anni comparve questo morbo. Non feci nessuna radiografia e l’unico consiglio fu riposo totale di circa un anno. Ad oggi, ormai adulto, la deformità del apofisi della tibia è rimasta, leggermente regressa, ma ben evidente.
    Negli anni ho praticato sport regolarmente e attualmente pratico nel quotidiano corsa leggera per mezz’ora, senza riscontrar alcun dolore.
    Lei ritiene che in un futuro, col trascorrere degli anni, questa deformazione, presumo ormai calcificata, possa creare problemi ben più seri?

    Cordialmente
    Mattia C.

  5. Egregio dott. Fanzone,
    Le scrivo perchè da una giornata mi affligge un dubbio, che non riguarda me ma piuttosto mia madre.
    Premetto che a 15 anni (ora ne ho 24) soffrii di questa sindrome senza conoscerne la natura e soprattutto nel peggiore dei modi, cioè col distacco dell’apofisi sinistra e con tutti i suoi annessi.
    Come ho scritto poc’anzi, è successo che ieri mia madre (59 anni) è caduta sulle ginocchia e da quel momento accusa i medesimi dolori nei movimenti che provai io al tempo, più un leggero gonfiore. Mi rendo conto che se fosse stata presente la sindrome in lei da adolescente già sarebbe tutto risolto da decenni, ma mi domandavo come si potrebbe comportare con una persona di mezza età che ha subito un trauma in questo modo e soprattutto se c’è pericolo di distacco.
    Certo di una Sua risposta, la saluto.

    Chris

  6. Salve dottore, sono un ragazzo di 17 anni e dal 2009 ho questo problema a cui non smetto mai di pensare.. Premetto di non provare più alcun dolore durante l’attività fisica, solo quando m’inginocchio o lo sbatto. Io a 18 anni vorrei arruolarmi solo che a causa di questa di sindrome risulto “inidoneo”. Ora mi chiedo, ma se è una patologia che termina con il cessare della crescita perchè è causa di inidoneità? Spero che esso può risolversi, ho utilizzato negli ultimi mesi una fascia sotto-rotulea, forse un pò troppo tardi . Spero in una risposta, cordiali saluti..

      1. Grazie dottore, volevo chiederle solo come faccio a capire quando termina la sindrome, o per lo meno quando si ossifica completamente. La fascia sottorotulea la utilizzo solo per l’attività fisica, va bene lo stesso? Saluti

          1. Ultima cosa dottore, ho notato che nella gamba il cui è presente l’OS il quadricipite, contraendolo, è meno potente dell’altro, soprattutto è meno voluminoso il vasto mediale. E’ normale? Saluti dottore..

  7. Salve dottore.. Una domanda ma l’OS provoca atrofia al quadricipite? Questa sindrome può essere causa d’instabilità rotulea? Cordiali saluti

  8. Dato che ho dolore soltanto quando mi inginocchio, posso fare attività fisica senza l’utilizzo del cinturino sotto-rotuleo? Questo dolore, nel momento in cui mi inginocchio, si può rimuovere attraverso l’intervento chirurgico? Ho 17 anni.. Grazie!!

      1. Mi esprimo meglio, questo dolore (nel momento in cui mi inginocchio) si può rimuovere attraverso un intervento? Grazie per la risposta precedente

  9. Ho 18 anni e vorrei operarmi, ho questo problema da 6 anni e non riesco a risolverlo. L’intervento forse, sarebbe l’unica alternativa!

        1. Lo OS raramente viene operato anche perchè i risultati di tale intervento non sono riproducibili e spesso non portano a reali benefici. Questo è uno dei motivi per cui si consiglia spesso di smettere con l’attività sportiva in fase di crescita.

  10. Buonasera dottore ieri hanno operato mio figlio di 12 anni (cm 1.70 x 70 kg) distaccamento dell apofisi tibiale fa il portiere a livelli semi-professionisti consigli x arrivare ad una perfetta guarigione? Grazie in anticipo.

  11. Buongiorno Dottor Fanzone, a mio figlio di 14 anni, durante un allenamento di salto in alto, una torsione anomala intorno al ginocchio ha causato l’avulsione della spina tibiale anteriore. La riduzione è stata eseguita 40 h dopo usando un ‘filo’ (girato ad 8 con al centro l’apofisi, con la base innestata direttamente nella parete ossea della tibia e con la parte superiore fissata alla testa di due ‘lunghi chiodi’ inseriti parallelamente alle pareti interne della tibia dalla discontinuità osteo-condriale del piatto tibiale). Circa un mese di tutore bloccato e s.carico, poi un mese di tutore sbloccato per 90° e s.carico, poi un mese di fisioterapia, poi graduale ripresa attività sportiva con esercizi mirati al recupero muscolare evitando impatti. Il medico che lo ha operato, vista la rx a 4 mesi e considerato la fase evolutiva del ragazzo, afferma che trascorsi 6/7 mesi dall’intervento si potranno rimuovere i mezzi di osteosintesi.
    Quali sono gli aspetti critici di quest’intervento di rimozione?

    1. Difficile dirlo così, però la difficolta in generale è giungere a “vedere” i mezzi di sintesi. Se non li vedi non puoi toglierli e allora in genere fai un sacco di fatica o una cicatrice “lunga”. Molti ortopedici in gamba dicono che è più facile metterli che toglierli. Ed è vero.

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