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I ferri ortopedici nelle ossa rotte

I ferri ortopedici nelle ossa rotte

31 dicembre 2015mezzi di sintesiosso7844Views22Comments
Un cuore di metallo per dire come le placche e le viti usati in ortopedia migliorano la vita

Cosa sono i mezzi di sintesi per le fratture?

Le fratture (rottura, lesione dell’osso), vengono sempre più spesso trattate chirurgicamente. Il trattamento “storico” prevedeva quasi sempre un trattamento non chirurgico, per cui veniva confezionato un gesso, messa una trazione, eseguite manovre di riduzione. Su questa linea l’ortopedia è andata avanti per anni con brillanti successi. Recentemente c’è stata una inversione di rotta e sempre più spesso il trattamento di una lesione ossea avviene con il ricorso all’intervento chirurgico e quindi alla osteosintesi. Questo cambiamento nel trattamento è legato a svariati fattori, come il miglioramento delle tecniche di anestesia, progresso nella tecnologia dei materiali usati, sviluppo di nuove tecniche chirurgiche, maggiore attenzione al risultato funzionale rispetto al risultato radiografico, maggiori attese da parte del malato.

Ma cosa sono i mezzi di sintesi? Quali ferri stiamo per mettere nella gamba? Quali perni mi hanno messo nell’osso?

Cosa è questo chiodo nel femore?

Ed ecco quindi un piccolo vademecum sui mezzi di fissazione ossea.

  • Fili metallici:

I fili metallici (fili di Kirschner “K wire” o semplicemente filo di K., chiodo di Steinmann, chiodo di Ender, chiodi di Galluccio…) sono diversi per spessore, lunghezza, forma della punta. Vengono inseriti nell’osso, attraverso la pelle, con l’aiuto di un trapano o di un martello. Sono molto utili nella sintesi definitiva o temporanea di frammenti ossei. I fili di K sono semplici da usare e anche poco invasivi. La loro utilità è indubbia, hanno un basso costo e sono facili da estrarre e rimuovere.

  • Viti da osso:

non dissimili dalle comuni viti da falegnameria o carrozzeria le viti per le ossa sono autofilettanti, autoperforanti, a passo corto o lungo, di diverso diametro e lunghezza e “cannulate” cioè cave all’interno per potere essere inserite lungo un filo metallico che fa da guida durante l’avvitamento della vite all’osso. Il materiale più diffuso delle viti ossee è l’acciaio ma ne esistono in titanio e riassorbibili. Alcune sono particolari come la Herbert che ha un spira con passo variabile che consente di eseguire una compressione tra le due superfici contrapposte di frattura.

  • Placche ortopediche:

le placche per osso sono “stecche metalliche” forate per permettere il fissaggio all’osso mediante viti, fili o perni. Naturalmente sono sagomate per adattarsi ai diversi segmenti ossei e sono anche di diversa lunghezza spessore e numero di fori. Esistono placche con fori tondi oppure ovali, alcune placche consentono il blocco della vite sulla placca stessa oltre che sull’osso e sono dette a placche stabilità angolare, alcune placche a stabilità angolare consentono anche il fissaggio della vite con un arco di possibilità di 30 gradi di cerchio.

  • Chiodi endomidollari:

i chiodi endomidollari sono dei “cilindri” che vengono inseriti all’interno del canale midollare delle ossa lunghe (le ossa lunghe sono dei cilindri cavi, molti conosceranno “l’osso buco”) in tale modo la rottura dell’ osso può essere fissata in posizione corretta per la guarigione e formazione del callo osseo. I chiodi endomidollari sono disponibili per omero, femore e tibia. Vengono inseriti da una estremità (chiodo endomidollare prossimale o distale) e fissati dall’esterno mediante viti o perni. I chiodo endomidollari per i brillanti risultati ottenibili in alcuni settori, come quello delle fratture dell’anca, hanno soppiantato quasi completamente qualunque altra metodica fino a renderla obsoleta.

  • Fissatore esterno:

il fissatore esterno è veramente e propriamente un “ponteggio” che dall’esterno regge e mantiene in posizione i frammenti di frattura e le lesioni ossee. La struttura del fissatore è collegata all’osso per il tramite di cavi e/o fili. In base alla conformazione sono definiti come fissatori esterni assiale (F.E.A.) o come fissatori esterni circolari (F.E. circolare), se le due forme sono usate contemporanemante si parla di fissatori esterni ibridi (F.E. ibrido)

frattura, ossa, sintesi

Questo articolo non deve essere interpretato come consulenza medica o parere medico relativamente a fatti o circostanze specifiche. Per quanto riguarda la vostra personale situazione e risposta a domande specifiche siete invitati a consultare un professionista Medico. L’uso delle informazioni reperite su questo sito deve rispettare i termini e le condizioni d’uso.


Dott. Giuseppe Fanzone

Pubblicato il 31 dicembre 2015
Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2016
Dr. Giuseppe Fanzone

Dr. Giuseppe Fanzone

Mi chiamo Giuseppe Fanzone. Nato a Mazzarino nel 1967, al termine di una carriera scolastica irreprensibile, mi sono laureato in Medicina e Chirurgia, magna cum laude, nel luglio del 1991, all’Università di Catania. Iniziata prestissimo l’attività lavorativa, sono riuscito comunque a conciliarla con la vita familiare arricchita dalla nascita di tre splendidi figli. Ho ottenuto il titolo di specialista in Ortopedia e Traumatologia presso l’Università Campus Biomedico di Roma. Sono iscritto all’Ordine dei Medici della provincia di Caltanissetta. Sono diventato un Ortopedico “On Line” quasi per caso ma, questa condizione, ha finito per piacermi! Attualmente lavoro come Medico Ortopedico nella UOC di Ortopedia e Traumatologia dell’ Ospedale Umberto I di Enna dopo avere lavorato nell'altro ospedale della ASP di Enna Il Michele Chiello di Piazza Armerina.
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22 Comments

  1. dott.re buongiorno, sono un educatore sportivo e le scrivo per esporle il problema che ho con un bambino di 10 anni;
    il bimbo da qualche mese soffre di un dolore all’osso che è collegato sotto la rotula e collega la rotula alla tibia, il dolore è talmente forte che il bimbo non riesce a fare allenamento.
    mi può dare qualche consiglio al riguardo?
    nell’attesa un cordialissimo saluto
    Carlo Della Volpe

  2. Buongiorno, ho 54 anni il 12 settembre mi sono lussato una spalla e fratturato il trochite. È stata fatta un osteosintesi con 2 viti e un ancora per il legamento. Ho portato il tutore in abduzione 15-30° fino a ieri e continuo ad avere lo stesso dolore che prima imputavo al tutore stesso. Mi sembrava che comprimesse il nervo ulnare nei pressi del gomito. Sento dolore dal pettorale lungo tutto il braccio e la mano ma non ho formicolii alle dita. Dalla radiografia di controllo l’ortopedico dice che è tutto a posto, io ho notato invece che la punta inferiore del trochite sembra un po’ sollevata (vedo uno speroncino di un paio di mm) quasi che la vite forzando l’abbia sollevato, nella rx fatta appena dopo l’intervento la sporgenza non c’era. Può essere ciò causa di dolore? Oppure è ininfluente questa piccola sporgenza? Grazie per la risposta.

      1. Grazie per la risposta. Presto avrò la visita fisiatrica ma quello che osservo è che questa tendinite richiderebbe immobilazione per guarire quando invece la spalla ha bisogno di movimenti per essere rieducata. Inoltre l’infiammazione del tendine può essere stata causata dalla lussazione stessa?
        Cosa mi aspetterà? Temo che la tendinite intralci tla riabilitazione.

          1. Buongiorno,
            a distanza di un mese sa quando ho tolto il tutore ho fatto 20 sedute di fisioterapia di 30 minuti, principalmente ginnastica passiva. Ho ancora dolore costante che influisce sul sonno e i movimenti sono ancora molto ridotti. Non arrivo ad alzare il braccio di 90°. È normale o posso incappare nella ‘spalla congelata’?

  3. Buongiorno,
    Ho 24 anni e lo scorso 30 luglio,in seguito ad un incidente d’auto,ho riportato una frattura scomposta della paletta omerale.
    Dopo cinque giorni il chirurgo ha provveduto all’applicazione di un fissatore esterno con sei pin che ,stando alle sue indicazioni, dovrei tenere fino a che il callo osseo non sia completamente formato (previsione di sei mesi di trattamento).
    Ieri, in occasione di un controllo presso un altro ortopedico mi è stata prospettata come più idonea e meno invalidante la rimozione del fissatore (nel caso di sufficiente benché non completa guarigione della frattura) ,o in alternativa ,l’inserimento di un chiodo ,trattamento che il primo chirurgo ha scartato per le ridotte dimensioni del canale diafisario.L’idea di sottopormi ad un secondo intervento( e poi ad un terzo)per la rimozione dell’eventuale chiodo mi rende insicura sul da farsi..non sono in grado di commisurare rischi e vantaggi sebbene l’idea di tenere ancora quattro mesi il fissatore esterno con i rischi e i disagi che comporta mi avvilisce,lei cosa consiglia date le premesse?

  4. Buondi in seguito a un incidente mi hanno applicato una placca con tre viti al femore non ho nessun sintomo devo rimuoverle?dopo un anno mi dissero di toglierle ne sono passati 15 grazie

  5. Buongiorno dottore ,settimana scorsa ho rimosso chiodo endomidollare e viti alla tibia che mi erano state inserite quasi due anni fa , l’idea di avere il canale midollare “vuoto” non mi lascia tranquillo quanto ci vorrà per una completa guarigione? Quando potrò correci tranquillamente sopra ?grazie distinti saluti

  6. Buongiorno dr. Fanzone recentemente mi sono fatto una frattura scomposta al quinto metacarpo e mi hanno operato e mi hanno messo un ferro che si chiama filo di k e questo ferro mi esce di fuori dalla pelle ed in pratica oggi per sbaglio sono caduto ed ho sbattuto il ferro per terra e mi si e girato e adesso non so cosa fare mi puo dare un consiglio? Grazie.

  7. Salve mi sono operata il 25 ottobre
    ad una frattura del colles mettendosi una placca e delle viti.Mi hanno messo una valva cessata ma ce il rischio che l’osso si sposti e non saldi bene

  8. Salve mio zio di 47 anni con distrofia muscolare scapolo omerale avanzata è caduto dalla carrozzina fratturandosi i due femori nel tratto dell’epifasi distale, è un soggetto obeso circa 200 kg con una circonferenza gamba di cm 80 che soffre di respirazioni infatti utilizza una macchina ventilatoria che lo aiuta (credo si chiami cpap)
    i medici dicono che non è operabile per la sua condizione, che soluzione potrebbe esserci per aiutarlo?

    1. Se giudicato ad alto rischio di intervento e per tale ragione non trattato chirurgicamente rimane da fare quella che giustamente viene chiamata assistenza infermieristica. Provvedere alle necessità del paziente ed alleviare al massimo le sofferenze con una cura ed attenzione massima.

  9. Salve dott. Sono stata operata alla clavicola il 27 agosto e mi hanno messo la placcano le viti.Ma secondo lei è bisogna davvero rimuoverla fra qualche mese?E se non lo faccio che rischi ho? Io ho 37 anni grazie

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