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Frattura della tibia: epifisi prossimale

Frattura della tibia: epifisi prossimale

La tibia è per lunghezza il secondo osso del corpo umano dopo il femore. È il più robusto delle due ossa della gamba essendo la fibula (o perone) molto più sottile e senza funzioni di carico.

Si tratta di un osso lungo che si articola in alto con il femore e la rotulaArticolazione del ginocchio per formare l’articolazione del ginocchio ed in basso con il perone, la tibia e l’astragalo per formare l’articolazione della caviglia.

Le parti più estreme di un osso lungo si chiamano epifisi.

L’epifisi prossimale (più vicina al centro del corpo) della tibia è ampia, costituita da due superfici quasi piane (piatto tibiale interno ed esterno) che costituiscono la parte articolata con il femore. Da una protuberanza tra le due (eminenza intercondiloidea, spine tibiali) e da una regione anteriore (apofisi tibiale anteriore) su cui si inserisce il tendine rotuleo.

Tra piatto tibiale e femore si interpone il menisco (interno ed esterno).

Le fratture dell’epifisi prossimale della tibia possono coinvolgere in un crescendo di gravità i margini ossei all’inserzione legamentosa, i piatti tibiali, l’apofisi tibiale anteriore. Le fratture dell’epifisi tibiale coinvolgono in maniera più o meno grave l’articolazione del ginocchio e sono potenzialmente gravate nel tempo da una alta possibilità di evoluzione artrosica.

Meccanismo di frattura

  1. Trauma a bassa energia come cadute al suolo o traumi sportivi
  2. Trauma ad alta energia come incidenti stradali, cadute dall’alto, ferite da arma da fuoco

Le fratture dei piatti tibiali vengono provocate da carichi assiali con movimento forzato del ginocchio in varo o valgo come per l’urto del ginocchio contro il paraurti di un autoveicolo, per questo gli autori anglosassoni le definiscono “bumper fracture”. Il piatto laterale è in genere più colpito di quello interno.

Le porzioni marginali all’inserzione dei legamenti vengono in genere coinvolte in traumi di tipo sportivo. Distorsioni alla ricaduta da un salto. Coinvolgono più spesso gli adolescenti rispetto agli adulti.

L’apofisi tibiale anteriore viene lesa in traumi con ginocchio atteggiato in flessione o più raramente in estensione. Nei traumi più complessi, con il coinvolgimento di tutte le strutture della epifisi tibiale il meccanismo traumatico è composito. In circa il 20% dei casi alla frattura si associano danni legamentosi.

Classificazione fratture di tibia (epifisi prossimale)

Classificazione di Schatzker

Classificazione fratture di tibia secondo Schatzker

 

Classificazione di Schatzker

Diagnosi: l’anamnesi sarà positiva per un trauma più o meno violento. Il dolore, l’incapacità al movimento, la presenza di scrosci e alterazioni del profilo anatomico indirizzano subito sulla presenza di una frattura. Le indagini radiografiche verranno quasi sempre integrate da ricostruzioni TAC che meglio precisano l’estensione della lesione e l’affossamento dei piatti tibiali (alle radiografie standard è in genere sottostimato l’affossamento. Uno scalino di più di 3 mm è già da trattare chirurgicamente).

Trattamento: le fratture intrarticolari richiedo una riduzione ed una sintesi chirurgica. I metodi di trattamento prevedono la sintesi con fissazione esterna, placca e viti, inchiodamento endomidollare. Il trattamento incruento prevede l’uso di immobilizzazioni in gesso con evidenti difficoltà nel mantenimento della corretta riduzione.

Epifisi prossimale di tibia

 

 

 

 

 

Complicazioni:

  • Compromissione neurovascolare
  • Sindrome compartimentale
  • Lesione nervosa (SPE)
  • Infezione superficiale
  • Osteomielite
  • Cangrena
  • Ritardo di guarigione, pseudoartrosi, consolidazionein posizione viziosa
  • Perdita di sostanza, amputazione
  • Artrosi post traumatica
  • Trombosi venosa
  • Embolia polmonare

 Prognosi:

 E’ in relazione al grado di sofferenza e compromissione dei tessuti molli ed alla più o meno grave comminuzione dei capi di frattura ed all’estensione della compromissione articolare.

Avvertenza:

Come sempre ricordo che: le informazioni qui riportate, pur scritte da un professionista ortopedico,  hanno solo un fine illustrativo. Questo articolo non deve essere interpretato come consulenza medica o parere medico relativamente a fatti o circostanze specifiche. Per quanto riguarda la vostra personale situazione e risposta a domande specifiche siete invitati a consultare un professionista Medico.

Ultimo aggiornamento 09 aprile 2013

28 Commenti

  1. DB 42
    24 mar, 2012

    Gentile dottore,
    il 5 marzo 2012 ho subito un incidente stradale come pedone, del tipo da lei descritto (impatto laterale sulla parte esterna del ginocchio sinistro). Poiché RX e prima visita ortopedica escludevano fratture e danni ai legamenti, e poiché il dolore era scarsissimo (solo qualche fitta posizionando il piede in certe posizioni e in pochi punti alla digito-pressione) e il gonfiore assente, ho “camminato” sulla gamba per 15 giorni, ovvero fino al giorno in cui ho avuto i risultati di una RMN eseguita a titolo precauzionale, che evidenziava “Infrazione della testa del perone, senza scomposizione, con edema della spugnosa ossea perifocale. Alterazione del segnale dell’epifisi tibiale a livello del comparto laterale, per edema, da contusione ossea con frattura da compressione del piatto tibiale che appare infossato, anteriormente. Normale morfologia e segnale dei menischi. Regolari i legamenti corciati ed i collaterali. Modico versamento articolare”. Ad una ulteriore visita ortopedica, eseguita immediatamente, mi si è sconsigliato il trattamento chirurgico, in favore di trattamento incruento con tutore bloccato e stampelle per 3 settimane, poi tutore mobilizzato per 10/15 gg., e cura di Difosfonal. Al momento sto effettuando questa terapia da 4 gg.
    Vorrei il Suo parere circa la congruità di questo trattamento rispetto alla diagnosi evidenziata dalla RM e a quali condizioni posso aspettarmi una guarigione completa senza residuo di “scalino” nel piatto tibiale e senza complicanze post-traumatiche.
    Preciso che ho 42 anni e peso circa 61 chili.
    La ringrazio per l’attenzione, DB.

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      24 mar, 2012

      L’edema intraspongioso è una vera e propria frattura. L’esempio che faccio ai miei pazienti è quello di un tubo di gomma con dentro un tubo di vetro, il trauma ha rotto il vetro ma non la gomma.
      Il rischio è che avvenga un cedimento del piatto tibiale con formazione di quello “scalino” che giustamente lei teme.
      D’altra parte, un ginocchio che per 15 giorni ha retto il carico, perchè dovrebbe essere bloccato adesso?
      Sembrerebbe inutile e al limite controproducente perchè potrebbe creare “rigidità” ai movimenti, causata dal danno legamentoso che Lei non descrive ma che è sicuramente presente.
      In casi analoghi, e senza con questo volerla distogliere dai consigli del suo ortopedico di fiducia, preferisco consigliare lo scarico dell’arto (stampelle e carico solo sfiorante. Tutore articolato in base alla clinica) per un periodo di almeno sei settimane dal trauma, per evitare la formazione dello “scalino”, mantenendo però il ginocchio (inteso come articolazione) in funzione. Successivamente un carico progressivo a tolleranza del dolore.
      Riguardo all’uso del difosfonal non sono a conoscenza di nessuna indicazione al suo uso in casi come quello che descrive (il controllo del dolore? Meglio un antidolorifico!).

  2. Romeo
    24 giu, 2013

    Gentile Dottore Franzone
    Mio marito è caduto dal un’altezza di 1 m.ha subito una frattura del piatto tibiale e perone con affossamento,ha fatto un’intervento con applicazione di 8 vitie placca,tutto eseguito correttamente dal risultato ortopedico visto da relative lastre….ma ora sono passati 4 mesi e ancora zoppica vistosamente ha forti dolori sotto il ginocchio,la gamba si gonfia di più quando cammina ,e di colore più scuro ,la zona dove c’è la placca non è sensibile al tatto,non riesce a piegarla oltre i 90°,ha fatto anche 15 giorni di fisioterapia alle terme ma non ne ha trovato beneficio….i medici dicono che è tutto regolare..Spero di averle dato dati sufficenti ,il nostro timore è che resti rovinato,se c’e qualcosa che si puo fare tipo una risonaza per capire meglio o altre terapie ,la ringrazio moltissimo ….Flora
    Mio marito ha 51 anni ……

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      25 giu, 2013

      Le lesioni articolari del ginocchio sono piuttosto lunghe a guarire…ma solo 15 giorni di fisioterapia mi sembrano pochi. Il gonfiore ed il colorito più scuri potrebbero essere segni di difficoltà alla “circolazione”, ne ha parlato con il suo medico?
      Riguardo alla poca sensibilità in genere le cicatrici hanno sempre una diversa sensibilità rispetto alla zona circostante. Se fosse un mio paziente non saprei cosa fare con una RNM.

  3. Maurizio
    10 ago, 2013

    Sono un ragazzo di 30 anni e durante una partita di calcio ho subito la frattura della tibia. Ad oggi son passati un mese e 10 giorni dall’operazione effettuata con inserimento di chiodo endomidollare. Ho cominciato gli esercizi di riabilitazione sotto consiglio del fisiatra dopo circa 20 gg post operazione. Esercizi leggeri che ora son stati variati con altri che richiedono il carico e lo stretching di entrambe le gambe. Da quando ho iniziato questi nuovi esercizi sento dolore all’altezza della frattura. Questo dolore lo riscontro soprattutto se effettuo una leggera torsione della gamba e se lo tocco. Vorrei sapere se son sintomi normali o se è ancora troppo presto per effettuare questi esercizi. Distinti saluti

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      10 ago, 2013

      Come chirurgo tengo ben presente che la comparsa di dolore è un sintomo ben preciso di eccessivo carico a livello della rima frattura. Il chiodo endomidollare è un intervento che rende subito possibile alzarsi dal letto e camminare. La biologia però prevede che la frattura guarisca in tempi lunghi (3 mesi per una tibia). Un mio paziente verrebbe rallentato.

      • Maurizio
        16 ago, 2013

        Grazie mille dottore.. farò come suggeritomi. Volevo approfittare per chiederle un’altra cosa. Ieri son inciampato e ho messo l’intero peso sulla gamba operata. Oggi oltre che sentirw un po piu dolore alla tibia ho anche dolore nella parte superiore del perone. Il dolore del perone si manifesta quando lo tocco con la mano come fosse un ematoma e quando col piede appoggiato comincio a piegarlo. I dolori non sono eccessivi e avvolte sempre all’ altezza del perone sento movimenti solitari come fosse il tic di un nervo

  4. Mariangela
    11 ago, 2013

    Gentile Dottore le spiego in breve la mia preoccupazione e le chiedo un consiglio. Mia madre e paraplegica dal 1981, purtroppo il 30/7/2013 e caduta dalla sedia a rotelle e si è fratturata entrambe le gambe. Questo il referto delle radiografie: re ginocchia. Gravi segni di osteoporosi. Frattura della metafisi prossimale della tibia e del perone di entrambe le ginocchia. In ospedale non le hanno fatto il gesso e nemmeno un intervento. Le hanno prescritto e lo abbiamo già messo un tutore che parte dalla metà delle cosce e arriva alle caviglie. Sulla gamba destra le su e anche formata una piaga. Sono preoccupata lo stato di salute di mia madre era già compromesso ma adesso ho paura che questa situazione possa essere fatale. Ha 76 anni e inoltre è anche diabetica……..nel suo sito leggevo di cancrena e mi sono allarmata.
    La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      12 ago, 2013

      Mi è capitato di occuparmi di casi analoghi (anche se non così gravi). Ho riflettuto sull’argomento e dopo alcune iniziali incertezze ho deciso, professionalmente parlando, che tratterò questo tipo di lesioni, in questo tipo di paziente, come farei in caso di persone deambulanti. I tutori bloccano il ginocchio in estensione, questo potrebbe determinare una successiva impossibilità ad assumere la posizione seduta. Potrebbe fare rivalutare la mamma in un altro centro? Magari una fissazione esterna… fa più impressione ma è meglio tollerata e consente il nursing.
      Vorrei fare di più!

  5. Monica
    10 set, 2013

    Caro Dottore,
    La scrivo da Miami dove oggi mi trovo a vivere con mio marito anche lui di Napoli. Nel 2002,ormai 11 anni fa’ ,mio marito ebbe un incidente con la moto. All’epoca aveva 25 anni,se la cavo’ bene con una frattura scomposta esposta di tibia e frattura del perone. 10 mesi di letto,tra cui perni e barre esterne per 5 mesi,dopodiché gesso per altri 4 mesi. Adesso lui cammina diritto,fa’ attivita fisica come bodybuilding…ma ha continui periodi di dolori atroci. Come da una settimana…prende Aulin dicendo che solo così gli si allevia il dolore. La mia domanda e’ a cosa e’ dovuto tutto questo dolore da 11anni??? Quando gli passerà? Ha fatto radiografie negli anni ,sempre tutto bene…ma allora? Cosa mi indica x calmare questo dolore? Grazie infinitamente!

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      12 set, 2013

      Da verificare la struttura dell’osso riparato ed identificare per bene il punto effettivamente doloroso. Ho un dubbio, ma rimane tale senza possibilità di “vedere” il paziente riguardo alla presenza di eventuali residui di “sporco” (dato che mi dice che la frattura era esposta). Ha mai fatto una risonanza magnetica?

  6. Alessandro
    29 set, 2013

    Gentile Dottore,
    il 10 Agosto scorso per una caduta da una scala ho subito la frattura spiroide, scomposta ma non esposta, di tibia e perone dx. Trovandomi all’estero, sono stato portato al pronto soccorso e, dopo la manovra consueta per mettere a posto i monconi, sono stato operato e mi è stata messa una placca interna fissata con 12 viti per fissare in posizione i monconi di tibia. Sono stato poi ingessato e al mio rientro in Italia un ortopedico ha provveduto alla ulteriore disinfezione, e successivamente alla rimozione dei punti e infine del gesso dopo esattamente 1 mese dall’infortunio. l’Rx ad 1 mese non mostrava particolari novità; ora ne farò un’altra a 2 mesi dall’infortunio e rivedrò l’ortopedico. Tuttavia, sono curioso di sapere sin da adesso quando e quanto recupererò. Ho 38 anni, pratico nuoto, corsa, palestra e Mountain Bike, non fumo, sono in forma fisica pressoché perfetta e ritengo di alimentarmi in maniera adeguata e completa, e non ho mai subito altri traumi nè interventi sinora. Ho riscontrato tra l’altro solo una modesta perdita del tono muscolare del polpaccio dx, (al momento dell’infortunio, venivo da due mesi di allenamento per Mountain Bike), ho buona sensibilità delle dita del piede dx e della pianta del piede, e il gonfiore è ad oggi minimo. Uso molto le stampelle e vado al lavoro con il bus; pratico ancora attività fisica leggera quotidiana come ho sempre fatto, ovviamente stavolta relativa solo alla parte superiore del corpo, a casa, con manubri leggeri e bastone, senza alcun carico per gli arti inferiori. Prendo un integratore alimentare prescrittomi dal medico per aiutare la calcificazione, oltre alle solite iniezioni mattutine di anticoagulante. Spero di aver delineato un quadro il più possibile completo per chiederle:
    1) La fisioterapia sarà comunque necessaria in un caso come il mio? Per quanto tempo?
    2) Ovviamente non poggio mai la gamba rotta a terra quando sono in piedi, ma posso stare seduto tenendola poggiata sul pavimento, se metto qualcosa di morbido sotto il piede, senza sentire dolore. E’ pericoloso? Spero di no.
    3) Dolorini e doloretti, solo di lieve o lievissima intensità, di solito quando sono nel letto, localizzati ora verso la caviglia, ora verso la tibia sono normali? Sono indicativi di qualcosa, che sia buona o cattiva?
    4) Curiosamente, sottopelle si vedono chiaramente due teste delle quattro viti fissate in corrispondenza della parte bassa della placca, quando essa si piega per adattarsi alla curvatura del piatto tibiale più vicino al piede. E’ normale che si vedano?

    La ringrazio anticipatamente, e mi scuso per la lungaggine.

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      29 set, 2013

      In generale le fratture di tibia guariscono in un periodo di circa tre mesi con un ulteriore periodo, variabile, per la completa ripresa funzionale. Gli eventuali controlli, fisioterapia ed altro vanno indicati di volta in volta in base al decorso clinico. Guarirà!

  7. roberta
    26 nov, 2013

    Dopo 3 mesi di immobilità forzata per intervento (correzione alluce valgo neuroma di morton etc… ripetuto due volt sullo stesso piede poichè oùpur non andando in carico mi si sono scomposti icapi ossei), quando ho ripreso a camminare mi si è fratturato il piatto tibiale della stessa gamba del piede operato: diagnosi osteo necrosi con importante edema midollare. Ora a distanza di 6 mesi con terapia iper barica e farmacologica la RMN evidenzia la risoluzione dell’edema ma si mantiene la frattura. Come proseguire? Potrò tornare a correre? Quando potrò tornare in carico?
    Ringraziandola

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      28 nov, 2013

      La ripresa delle funzioni di movimento è sicuramente auspicabile. Certamente ciò che racconta non è usuale, per tale ragione ritengo che ogni risultato dipenderà dal coraggio e dalla determinazione che risucirà a metterci.

  8. Giuseppe Tornatore
    3 gen, 2014

    Gentile dottore
    Durante una partita di calcetto aime’ ho subito una brutta frattura al piatto tibiale dopo l’intervento placca più 8 viti e 45 giorni immobilizzato a letto e dopo settimane di fisioterapia più un altro intervento di sbloccaggio il ginocchio è al 90% tornato quello di prima il mio problema più esasperante è un infiammazione al malleolo conseguenza credo della scorretta postura post intervento o alla completa immobilizzazione a cui ero costretto sta di fatto che non riesco più a stare qualche ora o addirittura minuti sotto sforzo i dolori sono forti dalla pianta tali da non poter poggiare a terra il piede i dolori vanno dal malleolo alla pianta a nulla serve tenere sollevato il piede anzi i dolori aumentano solo dopo un tre giorni e un paio di punture e vari anti infiammatori il dolore passa ho fatto una radiografia alla caviglia ma il dottore che mi ha operato non ha riscontrato nulla ma i dolori non appena esagero un po continuano a tormentarmi causandomi non pochi problemi al lavoro in questi giorni comprato per disperazione un sostegno con cuscinetti alla caviglia e malleolo senza consiglio medico mi pare assurdo il fatto che i problemi maggiori li ho al malleolo invece del ginocchio fratturato. Grazie dottore

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      5 gen, 2014

      Capirei un disturbo al malleolo peroneale in caso di errato allineamento del piatto tibiale con comparsa di un ginocchio varo o valgo post traumatico o con una più rara guarigione in allungamento o accorciamento di una associata lesione fratturativa del perone (in genere associata alla lesione tibiale). Un’altra possibilità è quella di una sofferenza del nervo SPE che può essere irritato sia dalla frattura del piatto tibiale che dalla cicatrice dell’intervento e dalla presenza della placca. Posso però rimanere solo nel campo delle ipotesi.

  9. Simonetta
    23 gen, 2014

    Gent.mo dottore,
    tre settimane fa sono caduta in montagna. Vista la persistenza del dolore sono andata a farmi la risosanza magnetica.
    E’ risultato un apprezzabile discreto edema del midollo endospugnoso in corrispondenza della rpififi e della metafisi prossimale della tibia con significato focolaiocontusivo osseo da recente trauma.il menisco mediale presenta piccolo focolai di sofferenza interstiziale al corno posteriore senza rotture. Modesto versamento endoarticolare si localizza nel recesso rotuleoe nel compartimento centrale. Cosa ne pensa? La ringrazio e La saluto.

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      24 gen, 2014

      Penso che si sia meritata un pochetto di riposo. Per qualche settimana “ascolti” il ginocchio. Se le chiede di stare a riposo lo ascolti.

  10. Andrea Lenzi
    23 gen, 2014

    Dottore, ho subito una distorsione ad un ginocchio, dopo 15 gg ho fatto una RM di controllo con il seguente esito:
    “Segni di sofferenza edematosa di natura contusiva-microfratturativa sono presenti nel versante antero-laterale dell’epifisi tibiale prossimale. Note degenerative meniscali in entrambi i versanti senza apparenti rime di frattura. Nel versante esterno si riscontrano sfumati segni di sofferenza edematosa di verosimile natura distrattiva a carico della capsula articolare e del ligamento collaterale. Nei limiti i crociati, il collaterale mediale e i tendini rotuleo e quadricipitale”
    Non avendo piu’ dolore, vorrei sapere quando potrei ricominciare l’attivita’ sportiva (corsa di fondo fino a 30 km con allenamenti 6 volte alla settimana.
    Grazie

  11. Monica
    10 feb, 2014

    Buongiorno,

    ho 36 anni e ad inizio Gennaio 2014 ho subito sciando una frattura del piatto tibiale esterno del ginocchio destro. Sono stata operata con applicazione di una placca; per fare questo è stato effettuato un taglio di 22 cm che parte dal lato destro del ginoccio e scende al centro della gamba (la placca applicata è più corta di 22 cm). A distanza di 5 settimane la cicatrice è rossa e la pelle ai lati non è liscia ma sembra fare dei piccoli ma continui avvallamenti e la pelle non è dello stesso colore ma alterna parti chiare a parti più scure. Le mie domande sono:
    1) era proprio necessario fare un taglio così lungo e nella parte centrale della gamba?
    2) la cicatrice diventerà più chiara e le discromie passseranno?
    3) eistono tecniche per eliminare chirurgicamente queste cicatrici?

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      11 feb, 2014

      La cicatrice era necessaria!
      Normalmente la cicatrice cambia nel tempo. La sua stabilizzazione avviene a due anni di distanza.
      Le cicatrici possono essere ridotte fino alla eliminazione sia mediante chirurgia che con trattamenti di dermoabrasione. Entrambe le cose andranno fatte tra qualche tempo. Tenendo presente anche che alcune volte le placche vengono tolte.

  12. Elisa
    21 mar, 2014

    Buongiorno,
    ho 30 anni e il 18/2/14, durante un allenamento di jujistu, ho ricevuto un brutto colpo sul compartimento laterale del ginocchio dx. Dopo circa 15 secondi dall’impatto ero in grado di caricare normalmente la gamba, nonostante un po’ di dolore, e ho terminato l’allenamento. Nei giorni seguenti ho applicato ghiaccio in quanto avvertivo un lieve indolenzimento del ginocchio e sporadiche fitte sulla parte laterale esterna solo se facevo movimenti laterali o scendendo le scale. Per sicurezza il 3/3 ho fatto una visita ortopedica, dove non è stato riscontrato nulla: ginocchio stabile, menisco a posto. Visto l’indolenzimento che comunque sentivo mi sono stati prescritti cerotti di celadrin, tecarterapia e astensione dal jujistu per 2 settimane. Ho fatto la tecar e con i cerotti il dolore è praticamente sparito.
    Nonostante questo mi capitava di avvertire un leggerissimo fastidio al ginocchio in seguito a passeggiate o dopo lungo tempo in piedi. Non si può neppure parlare di dolore, ma solo di una sensazione “strana”. Su insistenza dei miei familiari (che non vogliono che ritorni ad allenarmi) ho eseguito una risonanza magnetica il 15/3 che ha evidenziato “esiti di frattura composta del margine esterno dell’emipiatto tibiale laterale, circondata da intenso edema della spongiosa ossea adiacente. Indenne il versante articolare del piatto tibiale”. Per il resto tutto a posto, menisco a posto, legamento a posto, nessun versamento articolare.
    Ho eseguito immediatamente una visita ortopedica che clinicamente non ha evidenziato nessuna anomalia (ginocchio paucisintomatico, stabile, menisco a posto) e mi è stato prescritto l’uso delle stampelle (carico sfiorante) per 20 giorni, magnetoterapia per 20 giorni, e fortilase orto per 30 gg.
    Il medico ha detto che posso guidare l’auto e che potrò riprendere a fare jujistu tra 3 mesi, previa RM di controllo.
    Io a questo punto ho il terrore che il piatto tibiale si sfondi…ho camminato (a volte anche corso per qualche decina di metri) per un mese su una frattura che non immaginavo di avere e che neppure il primo ortopedico aveva intuito.
    Secondo il suo parere corro il rischio che la frattura si scomponga o che il piatto tibiale si sfondi?

    Grazie

    • ilenia
      16 apr, 2014

      Salve dottore…… il 03/02/2014 ho avuto un incidente con la moto… mi faccio controllare ogni due settimane dal l’ortopedico ke mi ha seguita… lui e sempre molto disponibile con me, addirittura mi ha dato il suo recapito privato!!! Però vorrei chiederle una cosa… il dottore mi ha fatto appoggiare il piede a terra con due stampelle da tre giorni dopo l’intervento…. non vuole ke io faccio fisioterapia xk dice ke la mia terapia è camminare….e dopo neanche tre mesi vuole togliermi già le due viti ke ho vicino il ginocchio xk sono molto sporgenti….A ME SEMBRA MOLTO PRESTO TUTTO QUESTO, LEI KE NE PENSA??kmq il callo al perone e completo e la tibia manca giusto un unghia. …. le parlo xk ho visto le lastre… kmq ho una frattura composta tibia e perone e ho tre viti vicino al ginocchio, una vite vicino la caviglia e il ferro nella tibia… DI STORTI SALUTI ILENIA

      • Dr. Giuseppe Fanzone
        17 apr, 2014

        Rimuove le viti o non rimuoverle? questo è il problema!
        I mezzi di sintesi non hanno necessità di essere rimossi a meno che non creino disturbi per la loro stessa presenza. Se sono molto sporgenti, per esempio.
        COmunque vada ancora un pochetto avanti con la guarigione. E poi deciderete.

  13. DANIEL
    16 apr, 2014

    Salve dottore,
    Sono un ragazzo di 22 anni,Durante un allenamento di motocross mi sono procurato una frattura dell eminenza intercondiloidea con distacco di lca il quale risultava assotigliato e spostato verso l’alto,dopo 3 settimane sono stato operato il medico mi ha detto che ha stabilizzato la frattura ed lca con dei fili ,lui ha valutato che non cera bisogno di sostituirlo,,volevo sapere quali sono i tempi di ripresa per queste fratture dove vengo seguito io vi sono 4 medici e vi sono risposte molto differenti da uno all’altro ortopedico,quali sono i tempi di recupero per queste fratture ? secondo lei anno fatto bene a lasciare il vecchio legamento o era meglio sostituirlo?

    Grazie

    • Dr. Giuseppe Fanzone
      17 apr, 2014

      Hanno fatto benissimo a lasciare al suo posto un legamento sano, si era solo “sganciato” dall’osso. Guarendo l’osso…ginocchio ok.
      I tempi di guarigione variano un pochetto…data l’età, se tutto va liscio, non più di 45 – 50 giorni. Forse di meno.

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